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A più di 40 anni (44 con precisione) dal suo primo impulso verso l’arte, Gino Rossi è un produttore culturale e collezionista del panorama internazionale.

Inizia tutto dalla passione per il futurismo nata sui banchi del liceo  quando una professoressa di lettere  ne parlò. Cosa che di recente raccontava anche alla sua amica Francesca Barbi Marinetti, nipote del grande Tommaso Marinetti, che stilò il contenuto del manifesto che annunciava la nascita del movimento. 

Arriva, in seguito, l’interesse verso il dadaismo che nasce quando, come sua  prima esperienza nel mondo dell’arte, fece da assistente a Sarenco, nell’organizzazione della mostra “Il Dada è tratto”, alla galleria Delta di Salerno, con delle opere provenienti dalla collezione dello storico Arturo Schwarz. Sviluppa così la sua passione per questi movimenti artistici e la Pop Art.

Ma il mondo dell’arte è talmente ricco ed in fermento in quei anni e questo contribuisce all’esperienza e la formazione di Gino Rossi. Conosce il collezionista Carlo Catellani (soprannominato il macellaio di Baggiovara) e con le opere che lui fornisce, lavori di Mario Schifano, Tano Festa e Franco Angeli, organizza la prima mostra della galleria Brugi Art di Salerno.

Oltre ad essere ricordata come Capitale e famosa Scuola Medica, Salerno è nota per  intellettuali di prim’ordine e basta nominare alcuni. Uno di loro è Filiberto Menna. Poi c’è Marcello Rumma, conosciuto tuttora come il più grande imprenditore culturale e scopritore di talenti, anima artistica negli anni 70, che nel 1968 organizza la mostra “Arsenali della Repubblica di Amalfi” sull’arte povera che rimarrà nella storia, curata da Germano Celant. Non da meno i critici Massimo Bignardi, Renata Caragliano, Rino Mele, Angelo Trimarco ed Achille Bonito Oliva, teorico e creatore della Trans Avanguardia.

Si direbbe che la buona “aria” che si respirava ed il buon “concime” hanno fatto sì che delle vere imprese culturali ed artistiche si potessero sviluppare: la Galleria Bottegaccia,  Brugi Art, Catalogo,  Delta, Seggiola e Spazio Taide sono solo alcune di esse.

Tornando a Gino Rossi, potremmo dire che la sua passione in questo campo è paragonabile alla fusione tra arte e vita quotidiana che il futurismo ed il dadaismo trasmettono, quindi segue naturalmente l’avvicinamento alla Pop Art. Da sempre a contatto con il mondo dell’arte, grazie alla famiglia, inizia la sua propria attività alla fine degli anni 70 e si ritrova coinvolto proprio dalla Pop. Non ha mai disdegnato l’arte povera, sarebbe un sacrilegio non tenerne conto, però, con molta franchezza, ammette di aver preferito l’arte Pop forse perchè la vedeva come la strada più facile alla narrazione e, di conseguenza, riteneva che si facesse meno fatica ad inserirla in nuove collezioni, così come venderla o, semplicemente, proporla. Trova che sia un tipo di pittura moderna di semplice lettura, piacevole, non impegnativa e dove non si devono fare troppi ragionamenti, potendo allo stesso tempo, soddisfare collezionisti di due generazioni.

Inaugura così la sua prima mostra, nel 1977, nella galleria Brugi Art di Salerno, insieme all’amico e socio Bruno De Cesare, proprietario di un piccolo spazio in centro città, messo a disposizione per dare vita a questo progetto culturale; insieme frequentavano, con modesti successi, come sorridendo ricorda, la Facoltà di Giurisprudenza, ognuno con le proprie motivazioni: Rossi per evitare di fare il servizio militare, nella speranza di essere riformato perchè era stato dichiarato rivedibile a causa di una deficienza toracica alla prima visita, quindi faceva gli esami all’occorrenza, “rischiando” quasi di laurearsi, come ricorda ridendo; Bruno, invece, doveva  accontentare il desiderio della mamma e portare avanti il nome della famiglia, visto che il padre era stato un noto avvocato e principe del Foro Salernitano. 

Ed è qui che Sarenco, pseudonimo del poeta visivo e performer Isaia Mabellini, amico di famiglia, diventa il “faro” di Gino Rossi. Sarenco lo coinvolge in questa meravigliosa avventura e Rossi afferma che è come se lo avesse “tenuto” al suo proprio battesimo dell’arte.

Gino Rossi diventa in breve tempo un importante punto di riferimento per artisti,  collezionisti e appassionati d’arte di tutto il mondo e le sue mostre sono dedicate principalmente ai grandi maestri dell’arte moderna e contemporanea ed agli artisti emergenti che spesso vengono a creare le loro opere in loco. In più, importanti critici d’arte di livello internazionale sono sempre invitati e presenti nel suo vernissage di mostre.

Gli eventi e gli incontri straordinari si ripetono con lo stesso format degli inizi,  con tutte le imprese culturali gestite in più di quarant’anni, sino all’ultima, la prestigiosa Galleria Margutta 102, a Roma .

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